Spugne FINE DAMA Imbianchite

Da viso/strucco (5-9cm) / Da bagnetto (9cm) / Da corpo (12cm)
Prima e Seconda scelta.

 

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Descrizione

Cresce fino ad una dimensione massima di 40 cm nelle acque del Mar Mediterraneo. In alcuni rari casi questa specie di spugna puo’ raggiungere il metro di grandezza.

Possiede una struttura fine, caratteristica così importante e riconosciuta da originarne il nome.
La spugna Fine Dama è ideale per le pelli delicate di bambini, adulti e anziani.
Impiegata nel bagnetto dei primi mesi di vita del bambino, accarezza delicatamente la pelle e la preserva da reazioni allergiche.

La spugna Fine Dama deterge e massaggia la pelle rilassando la muscolatura, elimina dal viso le impurità quotidiane. Ottima per togliere il trucco: è sufficiente mettere il detergente sulla spugna inumidita e procedere con il massaggio a movimenti circolari. Il suo tocco è una carezza. A fine utilizzo va risciacquata per eliminare eventuali residui.

(Immagini e dimensioni indicative)

QUALITA'

La qualità di ogni singola spugna Fine Dama è controllata.
Lo Spugnificio Rosenfeld visiona le caratteristiche e seleziona tra tutte
:

la prima scelta: spugne di qualità eccellente e di forma molto bella.
la seconda scelta: spugne di forma più piatta e molto resistente.

CARATTERISTICHE

COS'E' UNA SPUGNA

Le spugne sono animali appartenenti al gruppo dei Poriferi (Phylum Porifera) nome che deriva dal latino porus e ferre e che significa “portatori di pori”. Sono metazoi cioè animali pluricellulari ma con una organizzazione corporea piuttosto semplice infatti non possiedono dei veri tessuti ma piuttosto singole cellule specializzate nello svolgimento di determinate funzioni come ad esempio la costruzione degli elementi dello scheletro, la nutrizione e la riproduzione.
Ecologicamente le spugne sono tipicamente bentoniche (cioè vivono fissate sul fondale), quasi esclusivamente marine (esistono pochissime specie di acqua dolce) e sospensivore ovvero si nutrono filtrando l’acqua e trattenendo l’alimento costituito principalmente da microalghe, batteri e protozoi trasportati al loro interno da un’intricatissima rete di canali. Essendo prevalentemente asimmetriche, la loro forma corporea è estremamente varia, infatti possono essere incrostanti cioè spugne dal ridotto spessore ma dall’ampia superficie, tubulari simili a tubi cavi oppure a cuscino o a vaso. Anche le loro colorazioni e dimensioni sono molto variabili con colori anche sgargianti (giallo, blu, viola, arancione, rosso…) e misure che vanno da pochi millimetri ad anche un paio di metri di lunghezza. Ad oggi ne sono state descritte circa 9000 specie.
Il Phylum dei poriferi è suddiviso in tre classi distinte in base alle caratteristiche degli elementi che costituiscono il loro scheletro. Troviamo la classe Calcarea le cui specie hanno lo scheletro formato da carbonato di calcio (CaCO3), la classe Hexactinellida con spugne a scheletro siliceo (biossido di silicio SiO2) e la classe Demospongiae costituita da spugne il cui scheletro è prevalentemente formato da un intreccio di collagene organico, organizzato in una struttura di derivazione proteica detta spongina.

Sono proprio le peculiarità dello scheletro di queste ultime spugne (Demospongiae) a costituire quelle di interesse commerciale, utilizzate fin dai tempi antichi quali prodotti per l’igiene e la cura della persona.
La più conosciuta ed apprezzata spugna utilizzata per la cura della persona è la spugna mediterranea Spongia officinalis (Linneo, 1759), specie il cui utilizzo è documentato già dal IV secolo A.C.

PULIZIA DELLA SPUGNA

Nell’uso quotidiano, la spugna naturale utilizzata come spugna da bagno va pulita al termine di ogni attività d’impiego, sotto l’acqua corrente non troppo calda (mai con temperature superiori ai 50°C), per evitare che residui di sapone o detergente ne corrodano il tessuto rendendolo viscido e debole. La spugna va lasciata asciugare dopo averla strizzata con cura, così da non generare la maturazione di muffe e preservarne la lunga durata. È preferibile lasciarla asciugare in luogo aerato, accorgimento che ne preserva anche una più lunga durata.

Per eliminare il senso di viscosità che può insorgere quando la spugna non è stata sempre ben pulita o per ravvivarne il colore, versate un cucchiaio di bicarbonato di sodio in un recipiente d’acqua calda di dimensioni leggermente superiori a quelli della spugna. Immergete la spugna e strizzatela per un paio di volte, poi lasciatela nel recipiente per 15 minuti circa.
Finito il tempo di ammollo, risciacquate bene la spugna e lasciatela asciugare in modo naturale.

Se la vostra preoccupazione è di renderla sterile dopo un suo particolare utilizzo, la spugna può essere immersa in acqua con un cucchiaio di disinfettante antibatterico disponibile in commercio, per un’ora circa.

ROSENFELD E LA RICERCA

Nell’ottica della sostenibilità ambientale e della salvaguardia della biodiversità marina, lo spugnificio Rosenfeld in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università degli Studi di Trieste ed il Cape Eleuthera Institute, porta avanti già dal 2006, progetti di ricerca riguardanti lo studio della biologia e dell’accrescimento di alcune pregiate specie di spugne.
La ricerca riguarda la messa a punto di tecniche per la realizzazione di allevamenti estensivi in designate aree marine, nonché, lo studio anche in cattività, delle caratteristiche riproduttive di questi organismi. Operativamente la realizzazione delle colture viene effettuata prelevando solo parti di esemplari naturali, evitando così la rimozione completa dell’animale. Tale metodologia sfrutta la naturale eccellente capacità di rigenerazione corporea delle spugne, molte specie, infatti, sono in grado di rigenerare interi organismi partendo anche da piccoli frammenti.
Le specie interessate alla ricerca sono la mediterranea Spongia officinalis, e le tropicali Spongia pertusa e Spongia tubulifera, i cui allevamenti sperimentali sono localizzati rispettivamente nel Golfo di Trieste e nell’isola di Eleuthera, Bahamas.
La realizzazione di colture di questi organismi oltre ad importanti aspetti commerciali avrebbe anche benefiche ricadute ambientali. La presenza di un gran numero di esemplari concentrati in aree ristrette permetterebbe, infatti, una massiccia dispersione larvale contribuendo così ad un naturale ripopolamento. Inoltre le strutture adibite all’allevamento potrebbero fungere da “artificial reef” costituendo cioè nuovi substrati colonizzabili anche da altri organismi nonché aree di riparo e “nursery“ per diverse specie ittiche contribuendo così ad elevare la biodiversità dell’area interessata all’allevamento.

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